Giorgio La Pira, figura attualissima.

Scambio di idee con la Fondazione La Pira ed il Prof. Piero Tani, che mi offre spunti per rispondere e approfondire: lo si può leggere al seguente link www.fondazionelapira.org

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La Pira, figura attualissima.
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La prima reazione fu di grande delusione alla lettura de “Il concetto di crescita tra obiettivi e obiezioni” del Prof. Piero Tani pubblicata sul sito della Fondazione La Pira. Adesso, a distanza di mesi, credo sia bene tornarci su per discutere sulla fondatezza delle ipotesi che reggono certe affermazioni che ormai si danno per comunemente accettate e prese per vere. In premessa, intendo subito presentare la mia tesi: ci troviamo dinanzi ad un deliberato attacco della finanza speculativa diretto contro i popoli, le democrazie, gli Stati nazionali, il Lavoro ed il concetto stesso di sviluppo. Non c’è giorno che il piano inclinato non porti cattive ‘nuove’ sul come e quanto tagliare la sanità, le pensioni, la scuola. Non v’è alternativa, ci viene ripetuto ogni volta.


Coerentemente, Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, sta inviando urbi et orbi messaggi minacciosi; è del febbraio scorso l’intervista al Wall Street Journal in cui afferma che il modello di stato sociale europeo è ormai superato, trattandosi di un lusso che non ci possiamo più permettere.  La bellezza della testimonianza di Giorgio La Pira merita di esser diffusa e fatta conoscere in questo tempo di forte ingiustizia sociale, ma occorre allontanare da noi il rischio di travisare e alterare del tutto il messaggio lapiriano.

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Crescita.
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Giorgio-La-PiraMemore delle parole di Paolo VI «lo sviluppo è il nuovo nome della pace», non comprendo il sofisma sul termine “crescita”.
Davvero il Prof. Tani, che ha insegnato alla Facoltà di Economia di Firenze, non ha chiara la differenza profonda che passa tra un’economia al servizio dello sviluppo dei popoli ed un’economia che alimenta bolle finanziarie ed è pronta a far pagare il conto dei salvataggi bancari ai cittadini una volta che quelle bolle scoppiano?
Eppure lo stesso Tani si dichiara apertamente a favore di un’economia orientata a finanziare infrastrutture moderne e d’avanguardia così da generare ricchezza reale e diffusa.
Come può Tani confondere il modello di sviluppo reale (come per l’Italia del dopoguerra) con la crescita illusoria del Pil frutto della finanziarizzazione dell’economia?
Nell’Europa del dirigismo al contrario si è fissato un principio davvero capriccioso: si privilegia la pianificazione delle bolle speculative – la Bce interviene con forti iniezioni di denaro a tassi irrisori per salvare il settore finanziario – ma si praticano condizioni di credito assai poco convenienti agli Stati e alle imprese produttive private.
La questione centrale verte sul ruolo del credito, in Europa siamo guidati da banche centrali indipendenti e da banche private, ma il sistema è tecnicamente collassato; l’alternativa è un sistema autenticamente creditizio, che affida allo Stato il ruolo di indicare lo sviluppo per il conseguimento del bene comune.
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Europa e superamento della pace di Westfalia.
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Questa osservazione mi porta a contestare un secondo punto del ragionamento del Prof. Tani, ed è relativo alla piena adesione che oggi La Pira avrebbe dato all’idea degli Stati Uniti d’Europa.
Quanto sta avvenendo in questi anni indica la precisa volontà di scardinare il sistema degli stati sovrani per ricondurli sotto l’ombrello di uno Stato europeo che è disposto a infliggere ai propri cittadini ogni tipo di sofferenza, forzando politiche di deflazione, riducendo la spesa pubblica e trasferendo il potere a livello sovranazionale.
Pare che ci stiano riuscendo se, di nuovo lui, Mario Draghi, nelle settimane passate, intervistato da Der Spiegel ha ammesso che gli Stati “non hanno capito di aver già perso la sovranità da molto tempo perché sono pesantemente indebitati e questo li rende dipendenti dal buon volere dei mercati”.
Per completare il disegno politico, necessitano di eliminare alcuni ostacoli: la rimozione dello Stato nazionale è il loro principale obiettivo.
Con opera menzognera hanno fatto passare il sillogismo stato nazionale = egoismo, che stride fortemente con la prospettiva cristiana di La Pira, che già nella rivista Principi delineò in modo chiaro.
Chi nei secoli scorsi sognava forme oligarchiche di organizzazione sociale (come l’Europa unita) ha interesse a condurre una campagna di disinformazione che contrasta con la verità storica: gli stati democratici e “davvero” liberi non hanno mai avuto interesse ad entrare in guerra.
In breve, in Europa la fazione liberista invoca il superamento del Trattato di Westfalia del 1648 che pose fine alla cosiddetta guerra dei trent’anni.
La ragione è evidente: la pace di Westfalia sancisce il principio cardine del bene comune: la pace tra le nazioni sovrane deve tener conto dell’interesse altrui. In altre parole, con Westfalia si preferì la cooperazione alla competizione, quest’ultima sì che porta invece a guerre, distruzione e povertà; l’enciclica Quadragesimo Anno di Pio XI è un testo chiave nel delineare il rischio rappresentato dall’assenza di regole che finisce con l’assoggettare la politica ai capricci delle forze economiche per giungere, infine, a mettere in guerra (finanziaria, politica, sociale) gli stati, gli uni contro gli altri, per l’avidità di alcuni.
E noi, domando, non siamo forse gli spettatori passivi di questo processo in corso? Simili e coerenti riflessioni le ritroviamo sviluppate nel Codice di Camaldoli, si tratta infatti di un autentico Manifesto antiLiberista che dovrebbero rileggere in tanti, a cominciare dai mondialisti-cosmopoliti cattolici nostalgici del Partito Popolare di don Luigi Sturzo, che fu assai critico nei confronti di Enrico Mattei, Alcide De Gasperi e del Sindaco Santo.lapira In termini attuali, chi chiede il superamento di Westfalia ripropone lo scontro tra repubblica e impero.
Ecco la ragione per cui i liberisti/cosmopoliti/mondialisti sono per il superamento della pace di Westfalia: costoro capiscono che lo stato nazionale è di ostacolo all’affermazione della visione imperiale che è propria di una società globalizzata, con mercati aperti e flussi di merci, di persone, di denari che girano liberamente senza patria, senza dover render conto ad alcuno.
La concezione imperiale è nemica di Westfalia, ma non deve sorprenderci: quest’Europa si regge su fondamenta liberiste.
Mi sorprende invece che oggigiorno una gran maggioranza di cittadini sia disposta a stracciare la nostra amata Carta Costituzionale immolandola sull’altare della divinità dei mercati aperti che non danno fiducia agli Stati sovrani.
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Decrescita e sostenibilità.
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E’ esplicito il rimando alle teorie del reverendo anglicano Thomas Malthus, di Bertrand Russell, di Aurelio Peccei e del Club di Roma.
La teoria della decrescita, profondamente antiumana e anticristiana, estremizza il principio entropico del regno inorganico per costruire una gabbia per l’umanità, condannata alla progressiva distruzione.
Non è infrequente imbattersi nell’utilizzo del concetto di ‘bomba demografica‘ al fine di legittimare il controllo delle nascite per la riduzione ‘dolce’ della popolazione mondiale: che cos’è se non anticristiana e antiumana una tale ideologia?
La Pira a questo pessimismo cosmico avrebbe opposto la fiducia nelle capacità dell’umanità ed avrebbe invitato a guardare al corso della storia della Chiesa e dei popoli nel mondo.
JF Kennedy e La Pira, a differenza di questi (falsi) profeti (di sventura), con un approccio totalmente contrario, che potremmo definire umanistico e progressista, immaginavano una Alleanza planetaria per la colonizzazione dei pianeti del sistema solare. Al confronto con i tristi ragionieri monetaristi formalisti e cartesiani, la loro figura svetta splendidamente. C’è da rabbrividire al leggere che cosa propongono i nemici dell’umanità: “Cercando un nuovo nemico contro cui unirci, pensammo che l’inquinamento, la minaccia dell’effetto serra, della scarsità d’acqua, delle carestie potessero bastare… Ma nel definire i nostri nemici cademmo nella trappola di scambiare i sintomi per il male. Sono tutti pericoli causati dall’intervento umano… Il vero nemico, allora, è l’umanità stessa”. Club di Roma, The First Global Revolution, 1991.
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Sistemi creditizi sovrani in netta opposizione ai sistemi monetari.
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La decrescita (in)felice è figlia del nichilismo, espressione del pessimismo verso la natura creativa dell’umanità.
Essa si salda con le ragioni dei difensori dei sistemi monetari: desiderano limitare le risorse per controllare lo sviluppo e indirizzarlo a loro piacimento; tengono in vita un sistema finanziario degenerato ma non muovono un dito per giungere in soccorso di famiglie, imprese produttive e stati. E’ una forma di colonialismo più spinto e più raffinato.
Non confidando nella ricerca scientifica che consente di migliorare la tecnica per consumare meno e meglio i beni di questo mondo, negano ogni possibilità di sviluppo possibile.
Attenti al proprio ombelico, indirizzano ogni sforzo per limitare lo sviluppo altrui e derubano il futuro di interi popoli e intere generazioni.

Per contrasto ecco le parole di La Pira, che rispose così ad un giornalista che lo accusava di fare troppe spese per il Comune di Firenze, dimostrando di aver compreso il significato della leva del credito produttivo: “Una sciocchezza, io sono responsabile di una sola cosa, di non aver fatto per la mia città i debiti che le altre città hanno fatto per il loro incremento. Sono un imbecille!”.
Come non notare in quelle sue parole l’analogia con la parabola evangelica della moltiplicazione dei pani e dei pesci?

In conclusione, la tradizione lapiriana va sostenuta, va fatta conoscere per renderla popolare.
E’ un invito alla Fondazione La Pira a spendersi senza risparmiarsi per venire incontro alle attese della povera gente.
A Prato siete i benvenuti per un ciclo di incontri e iniziative.

Nicola Oliva
Prato, dicembre 2012
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One thought on “Giorgio La Pira, figura attualissima.

  1. Un articolo davvero splendido, a leggerlo oggi con la mente del contemporaneo non pare possibile che una sintesi (o forse sarebbe meglio dire incontro, unione, sincretismo) di pensieri così alti si possa essere concretizzato in alcune figure politico-istituzionali del nostro recente passato (sottolineo passato e, più volte ahinoi, irrimediabilmente perduto). Durante gli studi di storia contemporanea non riuscii a trovare un momento che mi appassionasse a tal punto da potergli dedicare la tesi e quando per conto mio approfondii la conoscenza di personaggi come Dossetti e La Pira quasi temevo di proporre al mio relatore una tesi di laurea sullo stato sociale in Italia ispirato al loro pensiero, e invece il professore ne fu favorevolmente colpito. Oggi sono fiero di quella scelta, per una volta finalmente non ne avrei potuta fare una migliore, tuttavia guardando al momento presente mi accorgevo di quanto alto sapere si fosse dissolto. Grazie a Nicola Oliva per questo bellissimo scritto e per ispirarsi a tali principi nella sua attività.

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